Via delle Paglie: la direzione che si mostra

Il problema non era il caos.
Era la necessità di ridurlo a qualcosa di leggibile.
Glauco vive osservando Via delle Paglie dalla finestra del suo appartamento.
Ogni persona ha una traiettoria.
Ogni gesto una logica.
Ogni deviazione un significato.
Finché la realtà smette lentamente di coincidere.
Glauco vive solo, in un appartamento ordinato quanto la sua mente. Da sempre trova rifugio nei numeri, nelle sequenze, in una logica capace di dare forma anche alle cose più difficili da accettare. Dopo la morte di Nina, la donna che ha amato, ha ridotto la sua vita all’essenziale, evitando tutto ciò che non può essere spiegato.
Ma qualcosa comincia a cambiare.
All’inizio è una lieve incrinatura: un dettaglio che non torna, una percezione che slitta, un ricordo che si sposta. Poi, lentamente, il mondo smette di essere stabile. Le persone che lo circondano — Bianca, concreta e combattiva; Aurora, incinta di una nuova vita; la piccola Persefone e sua madre Demetra — non sono più solo presenze, ma sembrano disporsi secondo una struttura che Glauco inizia a riconoscere.
Non sta perdendo il controllo.
Sta cercando una nuova forma di ordine.
Ciò che per gli altri potrebbe apparire come smarrimento, per lui diventa una visione sempre più coerente: ogni incontro, ogni perdita, ogni nascita sembra seguire una direzione precisa, una traiettoria che lentamente prende forma.
E quando Nina torna, non come ricordo ma come presenza, Glauco comprende che alcune cose non scompaiono davvero.
Restano.
Anche quando tutto il resto cambia direzione.
Via delle Paglie: La direzione che si mostra
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