Transdisciplinarità

 

Possiamo comprendere la realtà continuando a dividerla in parti?

Per conoscere il mondo abbiamo imparato a separarlo. La fisica studia la materia, la biologia la vita, la psicologia la mente, la sociologia le società, la filosofia interroga il significato delle cose.

Questa divisione ha prodotto una straordinaria crescita della conoscenza. Ma porta con sé anche un rischio: sapere sempre di più sulle singole parti e perdere di vista le relazioni che le tengono insieme.

I problemi più profondi del nostro tempo difficilmente appartengono a una sola disciplina. La coscienza non riguarda soltanto le neuroscienze. L’intelligenza artificiale non è soltanto una questione informatica. La crisi ambientale non appartiene soltanto all’ecologia. E domande come che cosa sia la realtà, che cosa significhi essere umani o quale rapporto vogliamo avere con la tecnica attraversano inevitabilmente scienza, filosofia, storia, cultura e società.

M.C. Escher - Relativity - 1953
M.C. Escher – Relativity – 1953

È in questo spazio che nasce lo sguardo transdisciplinare.

La transdisciplinarità non consiste semplicemente nell’accostare discipline differenti. Significa cercare ciò che passa attraverso e oltre i loro confini, mettendo in relazione conoscenze che la specializzazione tende inevitabilmente a separare.

Non significa rinunciare al rigore delle singole discipline, né confondere linguaggi e metodi diversi. Al contrario: significa riconoscerne il valore e, nello stesso tempo, accettare che nessuna prospettiva possa esaurire da sola la complessità del reale.

Al centro di questa ricerca rimane l’uomo.

Non soltanto l’uomo che misura e calcola, ma quello che interpreta, immagina, costruisce simboli, racconta storie e cerca significati. La conoscenza umana non procede soltanto accumulando informazioni: avanza anche quando scopre relazioni inattese tra ciò che prima appariva separato.

Per questo la transdisciplinarità non è, in Acrònico, un argomento tra gli altri.

È soprattutto un modo di guardare.

Significa attraversare i confini tra scienza e filosofia, natura e cultura, tecnica e società, ragione e immaginazione senza pretendere di cancellarli. Significa cercare connessioni senza trasformarle in facili equivalenze. Significa accettare che comprendere qualcosa richieda talvolta di osservarla da più punti di vista contemporaneamente.

Molte delle domande che attraversano Acrònico nascono proprio qui.

Perché forse la realtà non è divisa nelle discipline con cui abbiamo imparato a studiarla.

Siamo noi ad averla divisa per riuscire a comprenderla.

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