Lo scambio elettorale politico-mafioso: un attentato alla democrazia

(di Alice Marzocca)

 

La collusione tra politica e mafia rappresenta, ancora oggi, il vero e proprio nucleo essenziale e indefettibile del problema mafioso.

La mafia infatti, come stabilito dalle indagini sociologiche del secondo Novecento, viene considerata come un “intra-Stato”, ovvero un “sistema” incentrato su determinate regole e valori, che presuppone l’esistenza di uno Stato, vivendo in un rapporto osmotico e parassitario con le istituzioni pubbliche e andando a sfruttare la permeabilità dei punti deboli dei rappresentanti della politica.

È proprio nell’ambito del fenomeno della contiguità politico-mafiosa che si inserisce il reato di scambio elettorale politico-mafioso di cui all’art.416 ter, introdotto nel nostro codice penale nel 1992, che consiste nell’infiltrazione delle mafie nei gangli della politica nel momento genetico delle assemblee elettive nazionali o territoriali, contaminando il libero e regolare svolgimento delle democratiche consultazioni elettorali tramite il condizionamento del voto allo scopo di supportare un candidato in cambio di reciproci favori.

Tale fenomeno criminale è uno dei reati più gravi che possa essere commesso in una democrazia, in quanto esso attenta alla libertà del voto, alla effettiva rappresentatività delle istituzioni e all’esercizio della sovranità da parte dei cittadini.

Proprio per tali motivi la fattispecie è stata oggetto di diverse modifiche, volte a renderla maggiormente idonea al contrasto di tali gravi comportamenti; se, però, la riforma del 2014 sembrava aver perseguito tale obiettivo restituendo sicuramente ai giuristi una norma applicabile, le maggiori criticità sono emerse con la recente modifica del 2019, considerata a rischio di incostituzionalità.

Alcune delle novità introdotte dal legislatore, infatti, entrano in frizione con diversi principi costituzionali fondamentali in materia di diritto penale e fanno in modo che la novella del 2019 si inserisca perfettamente nell’ambito di quella tendenza riformistica in cui sembrano contare soprattutto le norme “manifesto” capaci di intercettare facilmente il consenso sociale dell’opinione pubblica, a prescindere dalla verifica della loro compatibilità con i principi costituzionali. In altri termini, un esempio di populismo politico.

Per chi fosse interessato a maggiori dettagli sulla problematica, scaricare qui la tesi di Laurea Magistrale in Giurisprudenza dal titolo: “Lo scambio elettorale politico-mafioso”.

Alice Marzocca

 

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