Intelligenza Artificiale: antichi sogni e nuove promesse

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La fiera delle illusioni

La storia della robotica parte da lontano, da molto lontano. Già circa 3000 anni fa Omero ne ipotizzò la realizzazione nel diciottesimo libro dell’Iliade, quando Teti recava visita a Efesto nella sua fucina. Il dio dell’ingegneria, del fuoco e della metallurgia stava infatti lavorando a:

“… venti tripodi ei forgiava
per collocarli lungo le pareti
dell’aula ben costrutta; e avea disposto
sotto i loro piedi rotelline d’oro,
perché da soli entrassero ai concilii
degl’immortali, e poi, mirabil cosa
ritornassero all’aula.”
[Omero, Iliade, Libro XVIII]

ovvero degli automi dotati di 3 piedi e muniti di ruote, da utilizzare come una sorta di aiutanti meccanici che potessero trasportare bevande a tutti gli dei durante le loro riunioni. Già nel 2009 la Laskmi-Do Corporation ha realizzato un maggiordomo controllato remotamente, il quale con diligenza porta in cucina le ordinazioni dei clienti per ritornare successivamente al tavolo con le bevande richieste (vedi foto).

Nello stesso libro, Omero si spinge ancora oltre, descrivendo le ancelle d’oro di Efesto:

 

“… ancelle d’oro
simili in tutto a giovinette vive
venivan sorreggendo il lor signore;
ché vivo senso chiudon esse in petto,
e hanno forza e favella, e in bei lavori
instrutte son dagl’immortali Dei.”
[Omero, Iliade, XVIII]

 

La centralità della tecnica nel mondo moderno nasce dalla scomparsa dell’interrogazione fondamentale sul senso della vita umana e si è sviluppata nell’illusione prometeica di potersi impadronire, delle cose e di adattare il mondo alle proprie esigenze.

È semplice qui riconoscere i richiami al moderno concetto di robot antropomorfo. Le ancelle infatti assomigliano a “giovinette vive“, quindi con sembianze umane; inoltre “vivo senso chiudon esse in petto“, quindi dispongono di capacità cognitive; possiedono “forza e favella” per eseguire lavori pesanti e comunicare e infine “instrutte son dagl’immortali Dei“, cioè eseguono istruzioni programmate. Tuttavia nell’opera omerica sia le ancelle che i tripodi erano pensati e creati da un dio, ad uso e consumo degli stessi dei in quanto dotati di quel sapere privilegiato necessario per gestire la perizia tecnica senza cadere nell’inganno.

Ricordiamo come, nelle antiche tradizioni, la tecnica era sempre considerata legata alla sfera del sacro e quindi apparteneva generalmente a un capo religioso o allo sciamano, che avevano superato le notevoli prove necessarie per acquisire la consapevolezza con cui gestire l’immane potenziale dell’azione. La centralità della tecnica nel mondo moderno nasce dalla scomparsa dell’interrogazione fondamentale sul senso della vita umana e si è sviluppata nell’illusione prometeica di potersi impadronire, delle cose e di adattare il mondo alle proprie esigenze.

Il desiderio di plasmare un’autonoma intelligenza è sempre stato presente nell’immaginario degli esseri umani, tanto da radicarsi persino nella cultura popolare, nelle fiabe e nei racconti fantastici, laddove nessun limite può essere posto all’immaginazione.

I brani citati dall’Iliade sono soltanto un minimo esempio di come da sempre l’uomo abbia inseguito l’illusione di potersi impadronire della grande forza creatrice per realizzare automi senzienti, “a sua immagine e somiglianza“, nella sfida eterna di se stesso verso ciò che tutte le religioni hanno posto nelle mani di un creatore trascendente: plasmare un’autonoma intelligenza.

Questo desiderio è sempre stato presente nell’immaginario degli esseri umani, tanto da radicarsi persino nella cultura popolare, nelle fiabe e nei racconti fantastici, laddove nessun limite può essere posto all’immaginazione.

In un famoso brano de “La Spada nella Roccia”, Mago Merlino osserva costernato la sua cucina da rassettare e da pulire. Un semplice tocco sulla bacchetta magica mette in moto un carosello di stoviglie che prendono vita e provvedono autonomamente alla propria cura. Esattamente come oggi, premendo un tasto sulla lavastoviglie, si dà vita al ciclo di lavaggio e asciugatura. Tuttavia la tecnologia si è anche spinta oltre l’ipotesi di Merlino, realizzando un robot di grandi dimensioni che automaticamente provvede anche a cucinare e rassettare il piano di cottura (Moley Robotics ).

Come dimenticare la frase “Apriti Sesamo!” nella fiaba di origine persiana “Ali Babà e i quaranta ladroni”? Sono ormai innumerevoli le porte che oggi si aprono sulla base di riconoscimenti vocali, facciali, digitali o dell’iride, attualizzando la fantasia della fiaba per accedere a moderne “caverne” contenenti qualunque tipo di tesoro.

L’effetto “magico” di ottenere una risposta verbale da una superficie riflettente rievoca quello dello specchio della strega di Biancaneve.

Specchio, specchio delle mie brame…” recitava la strega di Biancaneve, riflettendosi sulla superficie liscia del suo strumento incantato, per ottenere una risposta al suo quesito. Esattamente come avviene oggi a milioni di persone che interrogano le interfacce vocali di Apple e Google (Siri, Google Assistant, Amazon Alexa) e ne ascoltano le determinazioni. Le domande sono più prosaiche (es: “Qual è la temperatura?”, “Come arrivare in Via Verdi?”, ecc.), ma l’effetto “magico” di ottenere una risposta verbale da una superficie riflettente è il medesimo!

I giocattoli viventi di Toy Story e de Il Soldatino di Piombo sono anch’essi ormai una realtà. Dalle bambole che muovono occhi e parlano, ai più complessi piccoli robot giapponesi, sembra ormai che la grande fantasia dei più piccoli sia destinata ad essere sempre più inibita da queste invenzioni.

Questi esempi potrebbero continuare ancora, a dimostrazione di quanto seducente sia il potere delle fiabe e di come difficile sia sottrarsi alla fiera delle illusioni generata dalla moderna tecnologia dell’Intelligenza Artificiale.

 

Le seducenti promesse dell’industria

Alessandro La Volpe – Vice Presidente di IBM Cloud

A tal proposito la recente intervista del Vice Presidente di IBM Cloud, Alessandro La Volpe (Nomen Omen?) sul numero 21 del settimanale Panorama, offre lo spunto per interessanti riflessioni. Per i non addetti ai lavori, il Cloud rappresenta una nuova tecnologia di rete che dematerializza i centri di calcolo aziendali, spostando l’elaborazione e l’archiviazione dei dati dai computer locali verso grandi macchine in rete, delocalizzate, a richiesta. Richard Stallman, pioniere del movimento del software libero fin dagli anni ’80, considera il termine Cloud come una parola “ingannevole” ideata dal marketing per far cadere gli utenti nel tranello dei software offerti come servizio, che spesso li privano del controllo delle loro attività informatiche.

Nonostante le perplessità e le critiche, il Cloud Computing si è ormai diffuso a macchia d’olio nelle aziende di tutto il mondo. Le maggiori resistenze a questa tecnologia di rete sono rappresentate dal fatto che tutti i dati aziendali non risiedono più, fisicamente, all’interno delle macchine della Sede, ma sono archiviati in rete presso i centri distribuiti del fornitore di servizi. A questa obiezione, La Volpe risponde: «È l’imperativo categorico di noi dell’IBM: i dati dei clienti restano di loro esclusiva proprietà, e IBM non ne farà mai alcun uso che non sia richiesto da essi e per essi utile». Ci mancherebbe altro! Il problema e il rischio, tuttavia, rimangono.

Anche Facebook dichiarava che i profili e le identità dei suoi utenti sarebbero stati protetti e al sicuro, ma ciò non evitò lo scandalo delle identità (87 milioni di utenti) sottratte dal gruppo Cambridge Analytica.

L’intelligenza è rappresentata dalla capacità generale dell’individuo di cogliere, interpretare e affrontare il mondo; una capacità globale che consente all’uomo di comprendere la realtà e di interagire con essa.

Una volta acquisiti i clienti con il marketing del Cloud, perché non fornire anche gli algoritmi di Intelligenza Artificiale attraverso lo stesso mezzo di distribuzione? È così che IBM ha messo a disposizione dei suoi utenti anche la piattaforma Watson (l’AI di IBM) sul Cloud: «…prendiamo Watson e lo mettiamo via cloud al servizio delle aziende. Non sostituiamo l’intelligenza umana, ne potenziamo esponenzialmente le capacità».

La frase è sicuramente di grande effetto, ma Watson non è effettivamente in grado di “potenziare esponenzialmente la capacità dell’intelligenza umana”, quanto invece di fornire risultati rapidissimi sull’analisi di enormi banche dati, oppure di apprendere complessi processi di decisione. In altri termini, è un preparatissimo “schiavo moderno” che – meglio e più velocemente di noi – sa fare di calcolo. Anche l’aereo è in grado di trasportarci – meglio e più velocemente di noi – da un punto all’altro del pianeta, ma non per questo è stato definito come uno strumento che aumenta l’intelligenza umana, quanto piuttosto di ausilio per le attività dell’uomo.

L’intelligenza è rappresentata dalla capacità generale dell’individuo di cogliere, interpretare e affrontare il mondo; una capacità globale che consente all’uomo di comprendere la realtà e di interagire con essa. Si riferisce alla capacità umana di acquisire conoscenze da utilizzare in situazioni nuove, adeguando (o modificando, quando necessario) le strategie individuali alle caratteristiche dei problemi, agli obiettivi perseguiti e ai risultati ottenuti. Può essere definita come la capacità di apprendimento, di comprensione, di affrontare situazioni concrete in modo efficace e di rielaborare le esperienze e gli stimoli esterni. L’uomo può emozionarsi su una frase di una poesia, cogliere fantastiche metafore, collegare argomenti della più diversa natura e contemplare l’universo.

Ma, soprattutto, l’uomo è dotato di “intuizione“. La storia ci racconta di innumerevoli azioni intuitive che hanno illuminato il nostro percorso nei secoli e che – per semplicità – sono state definite “creative”, assegnando a questo termine un significato molto più ampio. In verità, ciò che si indica con “virtù creativa”, la capacità di produrre con l’intelletto e con la fantasia una o più idee originali, rappresenta invece un diverso talento: il moderno “creativo” infatti utilizza – spesso inconsapevolmente – la sua grande abilità di interpretazione di una strutturante base d’esperienza antica quanto l’umanità dalla quale – con l’ausilio di folgoranti intuizioni – “trasforma” e muta concetti e idee, adattandole ai tempi.

Occorre – pertanto – porre la massima attenzione ai fuorvianti messaggi di marketing emessi da aziende che hanno, come unico scopo esistenziale, quello di generare reddito e profitto.

Chi sorveglia la “salute etica” dell’uomo nei confronti di un mercato tecnologico privo di regolamentazioni e controlli da parte delle istituzioni governative?

Alla domanda sul perché IBM si ritiene migliore o diversa da altri gruppi, La Volpe risponde: «L’IBM è accanto ai suoi clienti da oltre 100 anni, per aiutarli ad avere successo sul mercato: non per sfruttare la loro conoscenza e diventarne concorrenti, come fanno altri». Una dichiarazione d’intenti, anch’essa ben collocata nella più stereotipa fraseologia di marketing commerciale. Gli “altri” a cui si riferisce sono Google Cloud, Amazon Web Services, Microsoft Azure, SAP, ecc.

La Presidente e CEO dell’IBM, Virginia Marie “Ginni” Rometty, ha messo nero su bianco i tre principi etici di IBM:

  • non sostituire ma incrementare le capacità dell’uomo;
  • l’uomo resta al centro del potere decisionale;
  • far sì che vi resti con le giuste capacità e competenze.

Questi sono tre punti fondamentali, che andrebbero adottati da tutte le piattaforme di Cloud e AI operanti sul mercato, ed è importante che essi non rimangano delle promesse e la cui applicazione sia costantemente sorvegliata. Tuttavia si torna nuovamente a un problema che più volte è stato evidenziato nel corso di altri articoli su questo blog: chi sorveglia la “salute etica” dell’uomo nei confronti di un mercato tecnologico privo di regolamentazioni e controlli da parte delle istituzioni governative?

Non possiamo che augurarci che i suddetti tre principi etici non rimangano soltanto tre punti evanescenti da sostenere nella prossima campagna elettorale, ma che siano per ciascuno di noi un memorandum da richiamare spesso alla nostra attenzione.

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Bibliografia di riferimento:

  • Cloud computing is a trap, warns GNU founder Richard Stallman, The Guardian, di Bobbie Johnson, 29 settembre 2008
  • Iliade, Omero, Libro XVIII
  • Perché l’intelligenza artificiale non è una nemica, di Sergio Luciano, Panorama n. 21, 10 maggio 2018

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(*) – Exploration of Saturn’s Moon’s – opera grafica di Kacper H. Kiec

 


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