Archetipi: gli universali che ci determinano

 

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“La nostra psiche è costruita
in armonia con la struttura dell’universo,
e ciò che accade nel macrocosmo
accade ugualmente negli infinitesim
i e più soggettivi recessi dell’anima
(C.G.Jung)

È stato recentemente pubblicato l’ultimo lavoro curato da Claudio Widmann ([*]),”Archetipi – Gli universali che ci determinano” (Ed. Ma.Gi – Roma 2017), il quale riporta – oltre a numerosi altri testi – gli interventi tenuti nel corso del Convegno organizzato da ICSAT (Italian Committee for the Study of Autogenic Therapy and Autogenic Training) svolto a Ravenna lo scorso 9 ottobre 2016.

Nell’esaminare una tematica così vasta come quella degli archetipi nella psicologia junghiana, Widmann è stato ben consapevole che l’argomento non poteva essere elaborato nella sua totalità se affrontato da un unico punto di vista disciplinare, quello della psicologia stessa. Le rappresentazioni di modelli originari e le loro influenze sulla realtà sono infatti contemplati e rappresentati in vari settori della ricerca e della conoscenza, spesso giungendo a obiettivi di sorprendente parallelismo e analogia di significato con quanto ottenuto attraverso altre strade o percorsi conoscitivi.

Nel testo si possono, infatti, leggere saggi di psicologi, neurologi, medici, studiosi di Filosofia, di Alchimia e di Fisica, tutti all’unisono nel comune intento di dimostrare come diversi ambiti del sapere assumano concezioni convergenti con quella intuita da Jung per l’archetipo. Così Gaetano Di Chiara, professore ordinario di Farmacologia e Farmacoterapia, illustra una ricerca dell’inconscio nella neurobiologia dei sogni, analizzando le strutture cerebrali più arcaiche e descrivendo le possibilità di studio delle tecniche di “Imaging” cerebrale. L’analista George Hogenson, dal canto suo, sottopone all’evidenza del lettore una rilettura in chiave simbolica della geometria frattale, mentre la psichiatra Jean Knox riporta la propria esperienza nello studio dei neuroni-specchio nell’ambito dell’azione somatica.

Scrive Widmann: “Gli archetipi sono gli universali della vita psichica. La similarità tra fossili del mare e galassie del cielo, tra canti popolari della Romania e dell’Algeria evoca l’idea di strutture generali, presenti sempre e ovunque“(p. 17).

Proprio nell’ambito di tale universalità dell’archetipo si inserisce il mio breve saggio dal titolo “Fisica quantistica: i modelli originari dell’Universo” (pp.191-213), per il quale ringrazio ancora Claudio Widmann per l’opportunità di accogliere un testo di Fisica divulgativa all’interno di un’analisi transdisciplinare dell’archetipo.

Dice Widmann: “Proprio la fisica moderna soccorre la psicologia analitica (e ad essa Jung si volge nei suoi scritti più maturi), mostrando più di un’analogia tra quanto si osserva nelle dimensioni profonde della psiche e in quelle infinitesimali della materia” (p.41).

Così come, nell’ambito della Teoria del Campo Quantistico (QFT) la materia si manifesta in risposta alle intrinseche interazioni del campo, nella simbologia della psiche l’immagine si manifesta in risposta alle intrinseche interazioni dell’archetipo.

Per affrontare il mondo degli archetipi, così come per quello della fisica moderna, occorre predisporre una diversa categoria mentale rispetto a quella usuale. Per superare la distinzione tra soggettivo e oggettivo, abbandonare l’identificazione tra reale e materiale, immaginare un “tertium datur” e pensare secondo modalità non-lineari, non-causali e non-locali, così nella fisica come nella psicologia, occorre rinunciare a una visione strettamente disciplinare e adottare metodologie di pensiero e di studio aperte al superamento delle barriere tradizionali tra le materie. Sull’argomento della transdisciplinarità, si rimanda all’articolo “Transdisciplinarità: innovare ritrovando l’uomo“.

Come ulteriore conferma dell’approccio transdisciplinare del testo di Widmann al mondo degli archetipi, si inserisce il saggio della ricercatrice Maria Fiammetta Iovine sull’Alchimia quale attivazione del “fiat” tra psiche e materia. Al riguardo, scrive Widmann: “L’alchimia si pone che un contraltare dinanzi alla fisica quantistica. Un alone di indiscussa scientificità avvolge la fisica, un alone eguale e contrario, di discutibili superstizioni e di improbabili metodologie avvolge l’alchimia. Tuttavia, l’antica dottrina ermetica si regge su una ‘Weltanschauung’ olistica comune tanto alla fisica quantistica quanto alla psicologia analitica e assume l’esistenza di fatti originanti che presentano le stesse caratteristiche degli archetipi” (p.215).

Il volume “Archetipi – Gli universali che ci determinano” offre una prospettiva ad ampio spettro della concezione di archetipo ma soprattutto solleva numerosi spunti di riflessione dai quali si potranno in seguito dipanare strade divergenti nel percorso, ma convergenti sullo stesso obiettivo. Come osservava Jung: “La domanda cruciale per l’uomo è: «Sono o meno correlato a qualcosa di infinito?»”

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[*] Claudio Widmann, psicologo, analista junghiano con funzioni di docenza, associato al CIPA (Centro Italiano di Psicologia Analitica) e alla IAAP (International Association for Analytical Psychology), è docente di psicologia analitica e di teoria e pratica del simbolismo presso varia Scuole di specializzazione di psicoterapia.


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