Tavola rotonda: nuovi orizzonti aperti alla Transdisciplinarità

Il 22 novembre u.s., nei locali del CRIF (Centro Ricerche sull’Immaginario Fotografico) di Roma si è svolta la cerimonia inaugurale dell’anno accademico 2014-15 del Centro Studi Mythos, Istituto di Psicologia Analitica e Psicoantropologia Simbolica.

Nel corso dell’evento, all’interno dello scenario della mostra fotografica di Lorenzo Scaramella dal titolo “Kalokagathia: Arte e Tecnica”, ha avuto luogo un’interessante tavola rotonda sul tema “Nuovi orizzonti aperti alla Transdisciplinarità”.

Le opere di Scaramella sorprendono sempre, anche coloro che da anni seguono la sua ricerca artistica, per la intensa espressività che egli raggiunge attraverso antiche tecniche di stampa che ben rispondono “all’intenzion dell’arte”.

Dopo l’introduzione di Maria Pia Rosati (Presidente del Centro Studi Mythos), Fabio Marzocca ha presentato la relazione “Il nuovo approccio scientifico verso la transdisciplinarità” a cui hanno fatto seguito le integrazioni di Francesco Giordano e Lorenzo Scaramella e la discussione conclusiva con i presenti.

Il riduzionismo scientifico dei secoli scorsi ha consentito alla conoscenza scientifica di raggiungere risultati grande portata nella comprensione dei processi della natura. Tuttavia il prezzo da pagare è stato quello di creare una frattura incolmabile tra cultura scientifica e cultura umanistica, allontanando il soggetto della ricerca dalla ricerca stessa e alimentando una conoscenza oggettivistica delle singole parti attraverso un proliferare vorticoso di nuove discipline sempre più specializzate.

La transdisciplinarità significa, allora, il superamento di questa frattura tra le scienze dell’uomo e le scienze della natura accettando la sfida di una complessità di pensiero che riporti la ricerca – e tutte le attività dell’uomo – verso un approccio che sappia guardare oltre le singole specializzazioni, facendosi interprete di una nuova “Scienza dell’Uomo” (come scrive Gilbert Durand) aperta ai contributi di ogni disciplina e ogni cultura.

L’uomo di oggi sente una pressante necessità di cambiamento, di allontanamento da un modello sociale che non riflette le sue esigenze di complessità e di integrazione. Questa urgenza è peraltro confermata dalla fervida attività che scienziati e intellettuali stanno svolgendo negli ultimi 50 anni. Il fisico Basarab Nicolescu, insieme al filosofo Edgar Morin e al pittore e scrittore Lima de Freitas, ha redatto la Carta della Transdisciplinarità nel 1994, ma già negli anni settanta lo psicologo Jean Piaget introdusse la nuova terminologia in una sua conferenza, auspicando “un sistema globale, senza confini stabili tra le discipline stesse”.

Lo stesso chimico premio Nobel Ilya Prigogine aveva rilevato già nel 1999 come la scienza moderna avesse contribuito alla radicale frattura tra la natura e l’uomo, incrementando lo smarrimento generato da una società iper-specializzata.

Il professor Alfonso Montuori del California Institute for integral Studies, ha recentemente introdotto una possibile euristica della transdisciplinarità, evidenziando come la transdisciplinarità non sia soltanto un diverso metodo di approccio alla conoscenza, ma anche una via per comprendere come la conoscenza stessa venga creata.

Questi segnali di smarrimento e accresciuta esigenza di integrazione trovano fondamento soprattutto nella sensazione di isolamento che avvolge l’uomo moderno nella società tecnologica. Dopo secoli di sviluppo scientifico mirato alla conoscenza del funzionamento della natura, è indispensabile – per evitare derive verso traguardi inaspettati – ricomprendere l’elemento essenziale dell’essere umano: la sua funzione creativa, immaginativa e simbolica.

In conclusione, la ricerca transdisciplinare deve innanzitutto ritrovare l’uomo e la sua caratteristica fondante, quella di generare attraverso la sua immaginazione soluzioni creative, nuove possibilità, nuove vie inaccessibili in visioni parcellizzate e riduttive della realtà.

Ci si è soffermati infine su un’accezione della preposizione trans, quella di ‘oltre’. Se riusciamo ad alzare il nostro sguardo oltre i confini della nostra disciplina, per alzare gli occhi a un orizzonte più ampio, orficamente ricordandoci che siamo ‘figli della terra e del cielo stellato’, forse potremo ancora sentirci sostenuti e vivificati dalla grande forza ‘che muove il cielo e le altre stelle’.

[foto di Lorenzo Marzocca]

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