Harvard insegna l’open source negli MBA

Sembra finalmente giunto il momento per l’elite universitaria statunitense di passare anche all’insegnamento dell’Open Source, oltre che alla sua adozione. Nell’edizione di aprile 2008 dell’Harvard Business Review, la prestigiosa università ha dato ai suoi studenti dell’MBA un assaggio della domanda a cui dovranno spesso far riferimento tutte le aziende in cui la tecnologia e l’innovazione fanno parte del proprio business: accogliere o combattere l’Open Source?

Attraverso un case study si è dibattuto il tema in maniera molto approfondita, nella forma di un colloquio immaginario tra Marty e Ewan ma, come per quasi tutti i case study di Hardvard, non si riesce a sciogliere il dilemma dal sapore Shakespeariano: open source o non open source?

Non procedere verso l’Open Source, dice lo studio, vuol dire perdere la partita. È semplicemente troppo vasto l’interesse complessivo verso l’immagine collettiva delle comunità aperte di sviluppatori, che non può reggere il confronto con il singolo venditore di software proprietario.

Ma il documento di Harvard giunge a conclusione che non è così semplice realizzare un business con l’Open Source. Viene suggerito il filone del supporto come strategia vincente, ma quelli di noi che hanno seguito quella strada potranno dirvi che non può rappresentare l’unica fonte di redditività.

La realtà è che ci sono troppe irresistibili strade per raggiungere un successo economico con l’Open Source: Red Hat, IBM, Sun, Novell sono solo gli esempi più noti ed evidenti. Ma lasciamo i dotti dell’MBA Harvardiano arrovellarsi un paio d’anni per capire con cosa riusciamo noi a sopravvivere…

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