Un solo Linux?

ubuntu_gomma1In una recente intervista, Jeremy Allison (leader del progetto Samba) ha messo in evidenza con chiarezza il suo pensiero circa il ruolo “unificatore” di Ubuntu nel panorama delle distribuzioni Linux.

Mi trovo d’accordo sulla sua posizione. Ubuntu sta ottenendo dei risultati significativi laddove altre distribuzioni hanno fallito per anni: il consolidamento delle risorse del software libero in una singola distribuzione Linux che disponga di una sufficiente base di utenti e sviluppatori da presentarsi come preminente verso il mondo dell’IT.

Una pluralità di distribuzioni è certamente cosa positiva per l’innovazione e per garantire a ciascun utente la ricerca della propria soluzione personalizzata. Tuttavia – a un certo momento – la comunità Linux ha la necessità di superare ogni faziosità al fine di supportare una singola distribuzione, con standard in grado di soddisfare la maggior parte del mercato.

Ubuntu ha gestito il processo in modo tale da divenire rapidamente un sinonimo di Linux (provate semplicemente a digitare la parola linux in una ricerca su google), almeno per gli utenti non-tecnici. Certamente, questa associazione crea comunque dei problemi, banalizzando forse la relazione fra kernel, ambienti desktop e applicazioni. Ma la semplificazione è esattamente ciò di cui aveva bisogno Linux in questo momento, soprattutto se aspira a divenire un sistema operativo ampiamente installato sui desktop di tutto il mondo.

Questo dominio di Ubuntu non significa necessariamente che le altre distribuzioni non possano esistere o che divengano irrilevanti. Tuttavia occorre che esista una distribuzione che l’utente comune possa semplicemente e direttamente associare a Linux, senza la necessità di imparare cosa sia un kernel o leggere i 26 anni di storia del progetto GNU.

E Ubuntu oggi è in grado di rappresentare esattamente questo.

16 pensieri riguardo “Un solo Linux?

  • 16 Dicembre 2008 in 17:47
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    Spero che tu non sia troppo seguito, altrimenti preparati a ricevere una montagna d’ira e di odio da parte di mille fanboy di tutte le fazioni.

    (purtroppo io mi trovo d’accordo con te, per quanto non impazzisca per questa distro)

    Risposta
  • 16 Dicembre 2008 in 18:16
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    cavolacci chi è sto genio? troppo forte!
    Cose sagge. Ok la pluralità ma avere una distribuzione
    come ubuntu non può che far bene a tutta la comunità

    Risposta
  • 16 Dicembre 2008 in 18:56
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    Egregio…
    faccio parte di quella marea di utOnti Linux che associano la parola Linux a 26 anni di storia GNU.

    Mi dispiace tantissimo leggere le cose che ha scritto, le comunità del software libero staranno facendo i salti di gioia leggendo le tue parole…soprattutto quando per oltre 20 anni ci sono state persone che senza un centesimo hanno dato del loro meglio per arrivare al livello in cui sono, senza i soldi di Shuttleworth.

    Ma io non faccio testo… 🙂
    d’altronde appartengo a quel gruppo pirla che associano Linux ad un kernel, ad un sistema operativo libero, ad una comunità di sviluppatori ecc ecc…

    Meglio finire nei meandri di uno scantinato che affidarsi ad un’ennesima microsoft del software libero…

    e poi diamo addosso a Novell e RedHat!

    Risposta
  • 16 Dicembre 2008 in 19:05
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    Caro U-Black,

    anch’io faccio parte della categoria a cui fai riferimento tu. E nulla vuole il mio articolo togliere ai tecnici appassionati come noi. Però il dispiegamento di Linux nel mondo ha subìto e subirà con Ubuntu un notevole impulso, e questo non possiamo non riconoscerlo.
    Poi, nel proprio piccolo, ciascuno di noi continuerà a sperimentare…

    Risposta
  • 16 Dicembre 2008 in 20:19
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    Uso Ubuntu nei miei pc, ma altre distribuzioni. Si, credo che tu abbia ragione.

    Ubuntu puo’ diventare il Linux per tutti, senza togliere alle altre distribuzioni il diritto di esistere. Semplicemente c’e’ bisogno che un po tutte le distribuzioni si adattino agli standard che si stanno affermando, per riprendere l’innovazione da questa base.

    Risposta
  • 16 Dicembre 2008 in 20:56
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    Beh, se ubuntu diventasse “la distribuzione” significherebbe semplicemente la morte di tutto “l’ecosistema linux”.

    E’ un fatto unversalmente noto che canonical e ubuntu sono solo un parassita del sistema, che vivono sul lavoro fatto da altre comunità (fedora e debian) e pagato da altri (RedHat e Novell che finanziano lo sviluppo di tutti i componenti princiali del sistema GNU/Linux).

    Ubuntu non ha portato alcun contributo se non un tema marrone per le gtk e un po di notorietà (ottenuta con milioni di $ che si sarebbero potuti spendere in sviluppo di sw).

    Inoltre mi domando come canocal potrebbe fornire un buon supporto tecnico (a livello enterprise) per software che non sviluppa e sul quale non ha alcun controllo.

    Se le cose non cambiano, è chiaro che il futuro di linux è legato esclusivamente all’esistenza di Novell e RedHat.

    Risposta
  • 17 Dicembre 2008 in 4:51
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    Vorrei ricordare che tutti sperimentano, tutti creano, tutti copiano, tutti nascono e tutti muoiono. Il festival delle generalità è in scena oggi per tutti noi, Paladini del software senza padroni e senza utilizzatori, senza capo nè coda. Noi, quelli che.. se qualcuno riesce ad ottenere qualcosa di meglio che non sia puro Geekismo ma un’idea ripresa o un’unione di idee altrui diventiamo delle Iene e ci infliggiamo atroci torture Flammando l’impossibile e creando quello che si dice “futuro di Linux”. Ah no ho sbagliato dovevo dire “GNU/Linux” sennò chissà come si arrabbiano gli GNU che nessuno nomina mai ma vorrebbero stare sempre sulla bocca di tutti e nominati in TV con tanto di spot elettorale.

    Risposta
  • 17 Dicembre 2008 in 11:48
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    @Federico: Il mio post non vuole essere un proclama pro-Ubuntu, ma semplicemente la constatazione di un dato di fatto, ripreso dalle dichiarazioni di Jeremy Allison (leader del progetto Samba) che stimo professionalmente.

    Risposta
  • 17 Dicembre 2008 in 15:52
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    @Fabio: non intendevo sostenere l’idea che il tuo messaggio fosse pro-ubuntu.

    Ho solo espresso la mia personale opinione sull’ipotesi “ubuntu come unico linux”.

    Poi, essendo stato in passato un utente debian per tanti anni non ho nessun tipo di atteggiamento prevenuto contro ubuntu, a parte quanto detto nel mio post precedente (che non credo si possa considerare “prevenuto”).

    Ciao, e buon lavoro!

    Risposta
  • 17 Dicembre 2008 in 16:40
    Permalink

    egregi…io sono Pro-Linux…
    Dire però che Linux=Ubuntu mi sa di presa per i fondelli, non è così, Linux è Linux e basta…
    Le disquisizioni sulle qualità della distro stessa le ho affrontate lungamente da altre parti, poi le preferenze personali sono altro. Da utente *NiX però…non sopporto tale definizione Linux=Ubuntu…non vado contro il post, ma contro chi ha dato queste definizioni.

    @Federico
    Novell e RedHat finanziano lo sviluppo del LORO software, per le versioni enterprise, altre distro fanno da se, vedi Slackware o Debian…
    RedHat sviluppa per se e poi invia alla comunità di Fedora, foraggiata appunto da RedHat, così Novell che sviluppa per SuSE e poi invia alla comunità OpenSUSE.

    Risposta
  • 17 Dicembre 2008 in 21:38
    Permalink

    @U-Black: sono proprio questi estremismi che hanno lasciato Linux all’angolo per 10 anni, mentre mr Bill imperversava in tutto il mondo. E più Microsoft legge di queste inutili9 battaglie intestine, più sorride e si fa ricca.

    Linux è un kernel. Se nessuno si adopera per mettergli un vestito che sia standard, che abbia tutti i file sempre allo stesso posto, che abbia una release-cycle garantita a tempi prefissati e che – soprattutto – ne semplifichi l’uso per l’utente ormai drogato da Windows, non si andrà mai da nessuna parte.

    In ogni caso – come ho scritto – gli sperimentatori continueranno sempre a dedicarsi alla frontiera, come il sottoscritto.

    Risposta
  • 18 Dicembre 2008 in 7:51
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    @U-Black: RedHat e Novell finanziano la maggior parte dei progetti che compongono un sistema linux. Tanto per non fare nomi: Gnome, X.org, il kernel stesso, e via dicendo.

    Questo a beneficio di tutte le distribuzioni.

    Quello che dici te è vero per canonical/ubuntu, ma totalmente falso per RH e novel.

    Risposta
  • 18 Dicembre 2008 in 8:59
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    @U-black

    Attenzione a scagliare le pietre!

    Red Hat fa una versione Enterprise del “suo” Linux, è nei suoi diritti e nella licenza GPL, ma nel rispetto della GPL RILASCIA i codici sorgenti, meglio, li mette a disposizione di TUTTI, bastano 3 clic per trovarli. Tant’è vero che CentOS prende quei sorgenti li compila e ne fa una distribuzione, CentOS appunto.

    Poi tutte queste polemiche sono inutili. Come dice Fabio, questa è una guerra tra poveri che contano lo 0,xx% del mercato, e intanto MS sorride e ringrazia.

    Ognuno è libero di sviluppare quel che vuole e fare tutte le distro che vuole. Mi vien da ridere, proprio in questi giorni sto vedendo un LUG che si sta sviluppando una “sua” versione di Ubuntu perché ci sono alcuni pacchetti all’interno di Ubuntu che non sono totalmente conformi al software libero!

    Ma questo (la libertà di farsi il codice come pare e piace) è solo UNO dei vantaggi del software libero, e NON deve trasformarsi in un LIMITE.

    ciao, iced

    Risposta
  • 18 Dicembre 2008 in 15:00
    Permalink

    Io sono un utente che utilizza il computer per svago/lavoro (che non c’entra con il computer in se), solo un pò più smaliziato degli altri.
    Mi sono avvicinato a Linux grazie a ubuntu e ora (per ora) non sento il desiderio di cambiare. Per me è bene che vi siano delle distro “per niubbi” (ubuntu, fedora per citare le più famose) che siano abbastanza “standard” e che raccolgano la maggior parte degli utenti (quelli che non hanno grosse capacità informatiche). Questo porta notorietà al mondo linux e ricadute in termini di supporto hardware, software e di soldi che girano (il motore di tutto). Poi le altre distro sono rivolte ai più esperti e a chi desidera trovare qualcosa fatto apposta per lui. La “standardizzazione” (ovviamente nei limiti della personalizzazione) può essere una scelta vincente per le distro facili, poi ovviamente le altre facciano quello che le pare, nella massima libertà.

    Ultimo appunto: io personalmente sono passato a linux non per gli ideali (che cmq condivido) ma perché è un sistema migliore, più performante e affidabile della controparte a “Finestre”. Le distro facili devono quindi mantenere questo obiettivo di performance: non vorrei che, con l’unico obiettivo di diventare sempre più user-friendly, diventino un carrozzone pesante e macchinoso…
    Ovviamente sono consapevole che le distro più difficili possono essere rese delle schegge in confronto, ma le prestazioni estreme le lascio volentieri a chi è in grado di ottenerle…

    Risposta
  • 18 Dicembre 2008 in 21:55
    Permalink

    @iced: RedHat non sviluppa “il suo” linux! RedHat (e Novel) buttano una VALANGA di soldi nei progetti upstream.

    In sostanza, pagano quello che Ubuntu sventola al mondo col suo nome, senza aver contribuito quasi per nulla.

    Risposta

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