L’involuzione futura Le conversazioni di Glauco e Panfilo


(foto di Marsel van Oosten)

Glauco e Panfilo si ritrovano ogni mattina alla stessa ora a colazione insieme al bar di Piazza Garibaldi, prima di iniziare la giornata ciascuno verso i propri impegni. Questi incontri diventano così l’occasione di conversazioni improvvisate e spontanee, su argomenti diversi ed eterogenei, tra un cappuccino e una brioche.

 

«Glauco, mi tornava in mente una vecchia storiella questa mattina mentre mi facevo la barba. L’avrai già sentita, ma vale la pena di ricordarla.»

«Avanti. Ti prometto di non interrompere»

«Il comandante Draconis viene inviato in una missione spaziale insieme a una scimmia, che siede al suo fianco nella capsula di comando. Dalla base di Houston gli hanno comunicato che le istruzioni gli verranno visualizzate sul display principale della navicella. Dopo il decollo, completamente automatico e governato dalla base, un suono richiama la sua attenzione sulla prima istruzione che appare sul monitor: “Istruzioni per la scimmia“. Con malcelato stupore, il comandante vede apparire sul display uno schema grafico con simboli e numeri ai quali la scimmia prontamente risponde premendo tasti, impostando coordinate e ruotando manopole. Dopo alcune ore, la scena si ripete e la scimmia corregge la rotta della navicella spaziale tramite apposite impostazioni come da messaggi ricevuti. Al susseguirsi di una decina di messaggi simili, tutti destinati alla scimmia, il comandante Draconis stava per perdere la pazienza quando sul display apparve: “Istruzioni per il comandante“. Con un sorriso di soddisfazione, Draconis si mette comodo sulla sua postazione per leggere con attenzione il messaggio in arrivo, il quale viene visualizzato un istante dopo: “Dare da mangiare alla scimmia“».

«La conoscevo».

«Grazie per non aver interrotto. Questa storiella veniva raccontata circa 30 anni fa, all’inizio delle esplorazioni spaziali umane, ma con preoccupante tendenza, sembra essere ogni giorno più vera e attuale».

«Nel senso dell’evoluzione delle scimmie?»

«No, nel senso dell’involuzione dell’essere umano. Ben presto non occorrerà più avere a disposizione la complessità della mente umana, “la tecnologia più evoluta che esista” (come recita una recente e furba pubblicità), ma sarà sufficiente saper riconoscere segni e agire meccanicamente su dispositivi tecnologici. Anzi, da quanto appare nel recente mondo del lavoro, non è bene “saper pensare troppo“, quanto piuttosto “attenersi al protocollo e alle procedure“».

«A proposito di procedure. In ufficio hanno adottato un nuovo software gestionale, che pare sia lo stato dell’arte internazionale dei software aziendali. Peccato che per farlo funzionare, abbiamo dovuto tutti adattarci alle “sue” esigenze, anziché viceversa. E spesso, di fronte a casi particolari che in altri tempi si sarebbero risolti con il buon senso e la valutazione personale di un essere umano, mi sento rispondere che “il sistema non lo consente“».

«Certo, non lo consente perché hai deviato da una procedura appositamente scritta per essere compresa da un computer, quindi semplificata e razionale. Non contempla valutazioni critiche o collegamenti di opportunità. E questo “sistema“, nel tuo caso, rappresenta la tua azienda. Ma ci sono “sistemi” ben più ampi, a controllo di enormi fasce di popolazione mondiale, i quali anch’essi “non consentono...”».

«Quindi, in altri termini, vuoi dire che la curva dell’evoluzione ha cambiato pendenza e sta rivolgendosi verso il basso?»

«Non mi stupirei di leggere un nuovo romanzo di fantascienza in cui si ipotizza un futuro governato da pochi essere umani ancora in grado di pensare, sopra una razza di semi-automi che reagisce a semplici impulsi come la scimmia della barzelletta. Vedi, il problema principale, a mio parere, è la sempre minore capacità di spirito critico autonomo. Per sviluppare una propria capacità critica di pensiero, è necessario valutare ogni ambito, essere preparati a ragionamenti complessi. E per fare questo, occorre una base culturale o storica che alimenti il pensiero stesso».

«Mi stai dicendo che salveresti solo i filosofi e gli intellettuali?»

«No. Giorni fa mi sono intrattenuto in un’interessantissima discussione con un contadino presso il suo banco al mercato. Il suo bagaglio culturale, preziosissimo, era nella sua tradizione storica, nel suo continuo contatto con un mondo naturale, nell’aver osservato per anni la natura delle cose e dell’essere umano. In questo modo era stato in grado di costruire un proprio spirito critico e una capacità di valutazione personale, semplicemente derivante dall’aver imparato a cogliere i collegamenti e le intuizioni da ambiti completamente diversi. E ti posso assicurare che quel contadino era molto più saggio e preparato alla discussione di qualunque ingegnere della Microsoft».

«Attento Panfilo, anche tu scrivi software!»

«Fra l’altro. Ma non sto facendo un’apologia di un mondo a-tecnologico! Sarebbe una follia a cui ormai l’uomo moderno non sarebbe più in grado di saper far fronte. Ma anche la scrittura di un software può essere realizzata tenendo conto che dall’altra parte della tastiera c’è un uomo, e non un’altra macchina. Nel mondo dell’IT tutti si preoccupano della compatibilità di un sistema con un altro, ma nessuno mai si è preoccupato di verificare se un software fosse “antropo-compatibile“. Quanto software inutile viene realizzato solo per ingannare con il canto delle sirene del “premi un bottone e ottieni quello che vuoi” intere generazioni di giovani? Per quale motivo sviluppare un proprio spirito critico, il quale prevede un impegno di pensiero e di studio, quando oggi è sufficiente leggere quello che sentenzia l’influencer di turno sui social network, o il personaggio mediatico più in voga, o la falsa notizia scandalistica e accodarsi al carro?»

«A proposito di quel romanzo di fantascienza che ipotizzavi poco fa, mi viene in mente che questo processo evolutivo-involutivo potrebbe portare a una razza che non disporrà più della posizione eretta, ma di un lungo collo ripiegato in avanti per leggere meglio lo schermo dello smartphone! Basta fari un giro in metro per capire come andrà a finire!»

«Vedi? Stai già arricchendo la trama, il plot del romanzo! Comunque, nonostante tutto, credo che ormai molti comincino a stancarsi di una vita isolata in cui come unico interlocutore c’è un computer. La scorsa estate c’è stata una grossa avaria elettrica che ha isolato l’intera strada in cui abito. È durata almeno 24 ore e la sera, mentre cercavo di leggere qualche pagina alla luce della candela, ho sentito un vociare sommesso proveniente dalla via. Incuriosito, sono perciò uscito a controllare e sai cosa ho trovato? Una ventina di persone le quali, approfittando della serata tiepida e non avendo nulla da fare in casa senza elettricità, erano scese in strada e stavano parlando tra loro, discutendo amabilmente, scoprendo amicizie che in decine di anni di vicinato non avevano mai capito di poter avere!»

«I vicini lontani, i lontani vicini».

«Il maggior rischio lo corrono le nuove generazioni. Quelli come me e te, Glauco, che ancora si ricordano di un mondo in cui il pensiero umano rappresentava la risorsa infinita di emozioni e valori, non corrono grandi rischi e sopravvivranno all’involuzione. Pensa invece a chi nasce già dentro il mondo dei bottoni, delle icone e dei “like“: sarà difficile che riescano a liberarsi dalla gabbia mentale a cui saranno costretti. I loro genitori saranno probabilmente troppo distratti da una società del lavoro che assorbe, isola e annichilisce, per potersi impegnare con successo in una sana educazione.»

«A proposito di bambini, tempo fa ho letto un interessante articolo sull’argomento, te lo consiglio: “Perché i bambini sanno usare l’immaginazione meglio di noi?”. Si parla di come l’immaginazione del bambino rappresenti forse la forma più libera e naturale del DNA umano e anche di come nei primi anni di scuola si inizi a interferire e imbrigliare questa sua caratteristica, a favore di una forma di pensiero razionale e “realistico“.»

«Esatto! Ma della scuola ne parleremo un altro giorno, s’è fatto tardi e ci vorrebbero ore!»

«Però ci sono sempre i nonni, portatori di una sapienza storica!»

«Giusto. Hai ragione. Lunga vita ai nonni, se sapranno sostenere la responsabilità. Però ti lascio con una breve frase del monaco Zen Hui-neng chi ho appuntato sul mio quaderno, e che nasconde in sé una grande verità e una speranza: “L’unica differenza fra un illuminato e un uomo comune è che il primo sa di essere un illuminato e il secondo non lo sa“. Esiste sempre la possibilità che prima o poi se ne renda conto!»

 


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